Un Fiore è come la Nostra Anima, è Sempre Aperto al Sole...
 Robyn Nola



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Il segreto dell’autostima

 

Saper gestire il proprio stato emotivo porta ad acquisire una grande autostima, ecco il segreto, per molti scontato e forse anche banale. Molti però non sanno cosa sia l’autostima.
Sicuramente significa credere in se stessi, avere fiducia nelle proprie capacità. Ma, concretamente, cosa vuol dire? Ne hai una vaga idea? L’autostima è, secondo la definizione della Programmazione Neuro-Linguistica, una serie di convinzioni su se stessi e sulla propria identità. Quindi: chi sei tu? Chi credi di essere? Che etichette ti dai? A queste domande tu risponderai:

 

 Io sono fatto così.

 

Hai sentito questa frase molto spesso, vero? Perché? Perché alla maggior parte delle persone fa comodo dirlo, per declinare la responsabilità delle proprie azioni:

 

 Non dipende da me, sono fatto così, ci sono nato

 

Se abbiamo dei difetti, dei problemi, se non sappiamo fare qualcosa, ci giustifichiamo affermando che non dipende da noi.
Spesso sentiamo pronunciare questa frase quando si litiga, quando si vuole qualcosa da un’altra persona e non si riesce a ottenerla. Alla fine la persona che si sente attaccata si chiude e, appunto, dice:

 


 Io sono fatto così

 

La prima cosa che devi mettere in discussione sono proprio queste convinzioni che hai su te stesso, perché sicuramente sono limitanti. Se dici, ad esempio: «Io sono timido», è probabile che tante volte tu ti sia comportato da timido, ma comportarsi da timido non vuol dire necessariamente esserlo.

Comportamento e identità sono due livelli diversi. Sei d’accordo?
Quindi, se “ti comporti” in un certo modo, non vuol dire che tu “sia” in un certo modo.

Le convinzioni che hai su te stesso sicuramente non sono del tutto vere, ma neanche del tutto false. Magari pensi di essere timido perché lo eri da piccolo, o perché i tuoi genitori o altre persone ti hanno sempre detto che lo sei e quindi, alla fine, ti sei convinto di esserlo.
 
Ora, che rapporto ha con l’autostima una persona timida?
Scarso, perché dice a se stessa:

 

Io sono timido, non sono in grado di comunicare con gli altri, non sono in grado di divertirmi, non sono in grado di fare questo né questo, né quest’altro. Sono fatto così, non ci posso fare nulla. Non posso cambiare

 

Ecco di nuovo la frase classica: «Sono fatto così, non posso cambiare».

Anthony Robbins, uno dei maggiori formatori del mondo nel campo della motivazione e dell’autostima, dice il contrario:

 

Noi cambiamo comunque. Il cambiamento c’è, sempre. Sta a noi decidere se migliorare o peggiorare.

 

Il cambiamento è insito nella natura stessa delle cose

 

È vero, considera che in ogni istante anche le cellule del nostro corpo cambiano, si rigenerano tanto da rinnovarsi completamente in tempi relativamente brevi pur conservando memoria di ciò che è stato, tanto è vero che se c’era una malattia continua ad esserci. Quindi il cambiamento c’è comunque. Sta a te, attraverso le tue convinzioni, attraverso la tua autostima, decidere in che direzione andare. Le convinzioni che hai su te stesso, che determinano la tua autostima, di fatto sono quelle che ti danno una direzione.
Dire: «Io sono fatto così, non posso cambiare» è una convinzione che sicuramente limita, perché affermando questo rimani nella tua cosiddetta “zona di comfort”, quella che ti fa stare bene, ti fa sentire al sicuro. Fai sempre le stesse cose, hai sempre le stesse abitudini e questo ti dà un senso di tranquillità, spesso anche in situazioni molto negative.

Ho conosciuto persone, anche molto vicine, che avevano relazioni con persone violente, che la trattavano male; nonostante questo continuavano a portare avanti il rapporto, pur sapendo perfettamente che non era la situazione più adatta, la più conveniente per sé stessi.

Perché? Perché evidentemente ne ricavavano una soddisfazione dei loro bisogni, e comunque il fatto di restare nella loro “zona di sicurezza” le facevano stare bene, in qualche modo.

Tu puoi invece aprirti e dire:

 

 Bene, io non sono fatto così, non per forza sono fatto così

 

È una tua convinzione, ma una convinzione può essere messa in dubbio perché si basa su dei riferimenti e, sicuramente, puoi avere altrettanti riferimenti che dicono il contrario. Io, per esempio, sono sempre stato convinto di essere timido, poi mi sono chiesto: «Ma mi è mai capitato di essere sicuro? Ci sono state delle occasioni in cui mi sono sentito veramente forte, determinato, in peak state? Situazioni nelle quali ho raggiunto dei risultati, degli obiettivi?» La risposta è stata: «Sì».

Anche tu hai sicuramente dei riferimenti a momenti in cui le cose sono andate bene, in cui hai raggiunto degli obiettivi, una relazione ha funzionato e così via. Le convinzioni nascono proprio dai riferimenti che si hanno, cerca quindi di aprirti, di uscire dalla tua “zona di comfort”, di metterti in gioco, di conoscere persone diverse e fare più esperienze che puoi.

Aumenterai così i tuoi riferimenti, potrai trovarne di positivi, legati anche a momenti di successo, e in questo modo riuscirai a modificare le tue convinzioni e il tuo concetto di autostima
 

 

La P.n.l. come fattore di cambiamento

 

La Programmazione Neuro-Linguistica, a partire dagli anni ’70, ha studiato le persone di successo, quelle che avevano una grande
autostima e che eccellevano nel loro settore, e ha analizzato i processi mentali che esse eseguivano inconsciamente. Queste persone, di fatto, non sapevano come facessero a sentirsi bene o ad avere fiducia in se stesse. Inizialmente vennero studiati i più grandi terapeuti, perché la PNL nacque proprio come forma di terapia; essa venne poi applicata alla comunicazione, alla vendita, all’apprendimento rapido, alla seduzione. È possibile, infatti, utilizzarla in qualsiasi settore e rendersi conto di quali strategie funzionino per ogni singolo individuo e quali no.

Vennero analizzati i comportamenti di queste persone di successo, le loro convinzioni, la loro identità, tutto quello che facevano e pensavano, tanto da estrarne delle strategie. Bandler e Grinder, fondatori della PNL, compresero, ad esempio, che le convinzioni che quelle persone si erano formate nel corso degli anni avevano fatto sì che essi avessero acquisito una grande autostima. Al tempo stesso verificarono che molte persone prive di autostima avevano convinzioni limitanti, che le rendevano rigide, poco flessibili e quindi bloccate nelle situazioni che si trovavano ad affrontare. Ricostruirono, quindi, il modo in cui queste convinzioni si erano formate, individuarono da quali fattori dipendevano e ne estrassero i pilastri dell’autostima, nonché, in generale, quelli della gestione delle proprie emozioni, del proprio stato d’animo.

 

I tre pilastri degli stati emotivi

 

I tre pilastri che influenzano il tuo stato emotivo sono: focus, linguaggio e fisiologia. Conoscerli significa imparare a gestire al meglio le tue emozioni e, in generale, il tuo “stato” emozionale.

Nell’ebook Peak State,  troverai un valido supporto per capire come utilizzarli per migliorare la fiducia in te stesso. Probabilmente non troverai esposti tantissimi concetti nuovi, perché la PNL non ha inventato nulla, ha solo scoperto dei processi mentali individuando quelli che definiamo, appunto, i tre pilastri.

 

 Focus mentale

 

In questo articolo ti parlo del “focus mentale”, ovvero la capacità di focalizzare l’attenzione su qualcosa. Immagina, per esempio, di andare a una festa in cui ci sono molte persone, di sederti in un angoletto e cominciare a guardarti intorno; magari ti focalizzi su due innamorati che si baciano appassionatamente.

Li osservi e pensi: «Vedi che bello, c’è tanto amore nella vita».
Poi guardi da un’altra parte, magari vedi un ragazzo che sta tentando di sedurre una ragazza e pensi: «Come sono belli i sentimenti, le emozioni umane!» Immagina ora di scattare delle foto delle due persone che si baciano e del tentativo di seduzione.
Le porti a casa, ogni tanto le riguardi e dici: «Certo, quella festa è stata veramente bella, piena di emozioni, piena di passione». La realtà è che il nostro cervello scatta effettivamente fotografie e fa dei filmati; è facile che ti vengano in mente immagini del tuo passato o idee che ti fai sul futuro, sia belle che brutte.

A quella festa il tuo cervello ha registrato delle informazioni. Ma quali? Ha registrato tutta la festa? No, ha registrato ciò su cui ti sei concentrato, su cui ti sei focalizzato, ossia ciò su cui hai posto il tuo “focus”. Se tu, ad esempio, ti sei focalizzato su quelle due scene, nella tua mente avrai registrato passione, emozioni e amore, che saranno rimasti nella tua memoria. Quando ricorderai quella festa, penserai a una serata molto bella, molto emozionante.

Ma potresti essere andato alla festa con un amico che stava seduto vicino a te, che quindi aveva la tua stessa prospettiva, e che però
ha visto solo gente stufa e annoiata, due amici che litigavano, oppure un uomo che tentava di sedurre una ragazza e veniva respinto. Che cosa avrà pensato? Quale sarà stato il suo dialogointeriore? Probabilmente si sarà detto: «Qui va tutto storto. Le persone litigano, gli amici si separano, uno ci prova con una ragazza e lei non ci sta. Ah, le donne sono tutte uguali!» Avrà quindi elaborato una serie di convinzioni basate su quelle immagini che lui ha registrato e nella sua memoria sarà rimasto il ricordo di una serata spiacevole.

Eppure si tratta della stessa festa a cui avevi partecipato tu, che a te era sembrata piena di emozioni, di sentimenti, di amore. Come
mai? Ti è mai capitato, per esempio, di sentire il racconto di un incidente in macchina? Magari il guidatore di una macchina ti racconta una versione e quello dell’altra ne racconta una completamente diversa: chi dei due ha ragione? Entrambi o nessuno dei due, perché per ognuno di loro è vera la propria versione, quella è la realtà. La Programmazione Neuro- Linguistica ha scoperto che il nostro cervello non coglie tutta la realtà o una realtà oggettiva, ma una realtà soggettiva, quindi filtrata dai nostri pensieri, da quello che abbiamo memorizzato, registrato.

Quando sei andato alla festa, tu, semplicemente, non hai visto i due amici che litigavano e il tuo amico non ha visto i due fidanzati che si baciavano. Questo succede tutti i giorni, in tutte le situazioni, ed è ciò che ci porta alla maggior parte dei litigi, perché uno vede una cosa e l’altro ne vede una diversa:

 

 

 

Ah, ma io ti avevo detto così!» «No, tu non mi avevi detto così!

 

Chi dei due ha ragione? Come dicevo poco fa, entrambi o nessuno dei due.
Quindi in questo contesto, in questa cornice, non ha più senso litigare, se ci pensi. Ognuno ha la sua realtà: punto. Non ci possiamo fare nulla, è il cervello che funziona così, che registra delle immagini, dei filmati piuttosto che altri, e il meccanismo che regola queste differenze è il focus. Se ti focalizzi su delle cose, vedrai quelle, registrerai quelle.

Il focus, probabilmente, dipende anche dalle convinzioni. Se sei convinto che la vita sia fatta di amore e che nel mondo ci sia tanto amore, è probabile che ti concentrerai sugli innamorati piuttosto che sui due che litigano. Se il tuo amico, al contrario, è convinto che la vita sia una battaglia, vedrà le persone che litigano e non vedrà i due innamorati felici e contenti. In entrambi i casi, le convinzioni personali spingeranno a notare un comportamento invece di un altro e, viceversa, la focalizzazione su quei comportamenti confermerà la veridicità delle convinzioni. Dirai:

 

 Vedi? Alla festa c’erano due innamorati, le feste sono belle!

 

e sarai ancora più convinto che la vita sia stupenda. E il tuo amico sarà ancora più convinto che la vita sia una battaglia.
Anche le esperienze personali influiscono sulla percezione della realtà; chi ha avuto esperienze d’amore che non sono andate a buon fine, difficilmente noterà scene d’amore. In base alle proprie esperienze, quindi, ci si focalizza su una cosa piuttosto che su un’altra. Poi c’è anche un meccanismo di auto-conferma. Se sei convinto di una cosa vedrai solo quella, ti confermerai ancor di più che quella convinzione è giusta.

Ti faccio un altro esempio che sicuramente ti risulterà familiare. Devi comprare la macchina nuova o l’hai appena comprata, diciamo che è una Mini. Improvvisamente ti rendi conto che tutti hanno la Mini, ovunque vai vedi la Mini: parcheggiata all’angolo, sotto casa, nel garage del tuo vicino! Magari è una macchina che non avevi mai notato prima, ma da quando ce l’hai tu hai l’impressione che ce l’abbiano tutti.

A me è successo tante volte con macchine a cui non avevo mai fatto caso. 3 Anni fa ho comprato una Toyota Yaris, macchina carinissima; dopo averla comprata improvvisamente ho cominciato a vederla dappertutto. Prima non l’avevo mai notata.
Quindi, ciò su cui siamo focalizzati determina anche ciò che vediamo. Ad esempio, io ho fatto un corso con Deepak Chopra, un guru del benessere psicofisico che mi ha parlato di coincidenze: da quel giorno, nella mia vita, ce ne sono state tantissime. Ecco, questa è una coincidenza o no? La mia idea è che Chopra ci abbia focalizzato sul fare attenzione alle coincidenze e quindi io, da quel momento, ne ho semplicemente notate molte di più.

Sicuramente mi accadevano già, ma il fatto di porvi attenzione mi ha portato a farci molto più caso, molto più spesso. Perché nei giorni successivi me ne sono capitate davvero tante, e non poteva essere un caso.
A pensarci anche la Nuova Legge di Attrazione dice la stessa cosa: se tu ti concentri sui tuoi obiettivi riuscirai ad attrarre verso di te eventi e persone che ti aiuteranno nel tuo obiettivo. A patto, ovviamente, di condire il tutto con la necessaria azione.

Ti è piaciuto l’articolo? Approfondisci questo argomento con l’ebook Peak State ;)

Un Saluto di Luce

Fausto



2 Risposte a “Il focus mentale e il cambiamento”
  1. Katia scrive:

    Interessantissimo articolo… io è da poco che ho iniziato ad interessarmi alla LOA, mi piacerebbe avere un sacco di tempo per leggere la marea di materiale a riguardo.. un po’ alla volta.. ;-)

    Grazie.

  2.  
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