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Il nome di Dio nel corpo umano: cosa significa?

Forse la ragione della straordinarietà umana è che i nostri corpi fisici sono specificamente progettati per contenere la "scintilla" di Dio. Sebbene tutte le forme di vita siano costituite da elementi chimici che equivalgono al nome di Dio, le fonti antiche affermano con chiarezza che Dio ha intriso del Suo spirito soltanto la vita umana. La Haggadà sostiene questa distinzione, chiarendo in tal modo che l’essere umano è la sola creatura sotto il Firmamento sulla cui formazione Dio è intervenuto fisicamente e personalmente.

«Egli [l'essere umano] è il solo essere che fu creato dalla mano di Dio».26

Tutte le altre creature, il testo continua, furono create «dalla parola di Dio». In questa distinzione, il corpo di ciascun essere umano è rappresentato come un «microcosmo, il mondo intero in miniatura». Inversamente, il testo identifica il mondo circostante come uno specchio della nostra natura collettiva: «Il mondo invece è un riflesso dell’uomo».27 Soltanto alla fine del XX secolo la scienza moderna ha confermato che in effetti il mondo che ci circonda riflette i nostri stati emotivi più profondi.28 Ancora una volta, poche ed eloquenti parole, scritte nella lingua di un altro tempo, ci offrono un potente concetto su cui riflettere.

Se ci avventuriamo al di là del sapere convenzionale che inquadra le citazioni dell’Haggadà in termini di semplici metafore del nostro passato, quelle parole cominciano a rivelare una nuova comprensione di cosa significhi esattamente contenere il nome di Dio in ogni cellula del proprio organismo. Il denominatore comune delle antiche narrazioni è rappresentato dal fatto che Adamo, come primo esemplare della specie, fu impregnato di un dono che non ebbe uguali in tutto l’universo.

Nell’atto primigenio di creazione della vita umana, Dio condivise una parte di sé mentre "insufflò il Suo respiro" nella nostra specie. Nel fare ciò, abbiamo assunto il ruolo di "vasi"di elezione, aventi il dono del respiro divino. Il nostro ruolo prosegue anche oggi, con la conservazione e la trasmissione dell’antico segreto che ci vede ricreare tale involucro attraverso il miracolo di ogni nuova vita umana. Forse la risposta al mistero di ciò che ci rende speciali è tuttora celato nella minuscola molecola che contiene il codice stesso della vita: il nostro DNA.

Da questa prospettiva, il nostro codice genetico può essere considerato come un’antica ricetta delle qualità necessarie a quell’involucro per contenere l’essenza divina. Con frasi che lasciano ben pochi dubbi sul loro significato, molte tradizioni spirituali sottolineano che i nostri corpi fisici sono strutture specializzate costruite per contenere il regno del Cielo nel regno della Terra. Proprio come i templi di pietra vengono eretti per ospitare uno spazio sacro, i testi ebraici, gnostici e cristiani si riferiscono anche al corpo umano come a un "tempio" che ospita la sacra essenza di Dio.

Nel Nuovo Testamento, ad esempio, inizialmente troviamo riferimenti velati al nostro ruolo di templi umani. Con lo svelarsi dei misteri contenuti negli insegnamenti, le allusioni si fanno via via più esplicite. Il Vangelo di Giovanni afferma che Gesù «parlava del tempio del suo corpo».29 Nel terzo capitolo dei Corinzi, vi è invece un’allusione diretta, sebbene sia presentata come un interrogativo di base rivolto a coloro che ascoltano: «Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo spirito di Dio abita in voi?»30

Nel sesto capitolo dello stesso libro, il tema si trasforma in una chiara affermazione: «il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi»31 [il corsivo è dell'autore]. Facendo una precisa distinzione fra il corpo umano e lo Spirito Santo che vi risiede, sia i testi canonici che quelli gnostici concordano nell’affermare che solo la forma umana ha la capacità di ospitare lo spirito di Dio.

La Cabala, elaborando ulteriormente la descrizione del corpo umano inteso come struttura che ospita l’essenza divina, ci invita ad addentrarci ancor più nel mistero, descrivendo come gli involucri della luce di Dio (descritti nel capitolo 5) si siano disgregati e siano caduti nei regni spirituali inferiori della Terra. Qui, dove la luce e l’oscurità terrestri coesistono fianco a fianco, gli involucri si ricostituirono e furono in grado di comunicare la luce al mondo umano.

Un grazie di Cuore ad Oberondeva

Fonti da non perdere
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