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L’autostima è la valutazione che una persona dà di se stessa. Tale valutazione varia tra due estremi: quello positivo e quello negativo. Chi ha bassa autostima, per esempio, mostra scarsa fiducia nella propria persona e nelle proprie capacità; si sente spesso insicuro, non è in grado di contare su se stesso e manifesta diverse paure legate soprattutto alla propria percezione di inadeguatezza e incapacità. Per fare un esempio, se una persona con bassa autostima si trova dover prendere una decisione importante, proverà un senso di incertezza molto forte e la sensazione che qualunque scelta farà si dimostrerà sbagliata; al contrario, una persona con una solida autostima sceglierà senza troppe preoccupazioni e indecisioni la via ritenuta migliore.

È importante specificare che l’autostima è un fattore dinamico, che evolve nel tempo e subisce variazioni anche notevoli nel corso della vita. Non si nasce con la giusta autostima, essa va piuttosto coltivata, curata, alimentata durante il corso dell’esistenza. Se una bassa autostima si dimostra un fattore di ostacolo nella vita di una persona, allo stesso modo un’autostima eccessiva può avere effetti deleteri.

Ad un estremo ci sono infatti coloro la cui autostima è bassa, all’altro estremo coloro che godono (soffrono) di eccessiva autostima, finendo spesso col sentirsi sempre sicuri di stessi e ritenendo di fare sempre la cosa giusta, anche quando le cose non stanno così. Queste ultime persone corrono il rischio di non "accorgersi" dei propri errori, dal momento che la loro sicurezza personale è così elevata da renderli incapaci di vedere alternative di comportamento diverse da quelle prese in considerazione. Si parla in questo caso di autostima ipertrofica, ovvero ipersviluppata. Chi la possiede, come già accennato, si mostra particolarmente sicuro di sé, spesso orgoglioso, ma anche presuntuoso e testardo. Incapace di guardarsi indietro, di analizzare il proprio passato insieme agli errori commessi per trane insegnamento.

Come frequentemente accade la virtù sta nel mezzo; nel caso dell’autostima questa affermazione è sicuramente appropriata. Una sana autostima si manifesta nella capacità di percepirsi e di rapportarsi a se stessi in modo realistico, positivo, rilevando i punti forti e quelli deboli, amplificando ciò che è positivo e migliorando quello che invece non lo è. Significa anche essere in grado di ammettere che c’è qualcosa che non va quando le circostanze lo richiedono.

Una persona con una sana autostima non è infatti perfetta, ma al contrario di chi non si rispetta abbastanza sa come valorizzare le proprie abilità e capacità e come tenere sotto controllo i difetti e le parti del proprio carattere meno amate. La sana autostima è indipendente dal giudizio degli altri, è caratterizzata da una profonda conoscenza di se stessi, aiuta a mantenere i punti di forza ed a migliorare quelli di debolezza, promuove obiettivi stimolanti ma non eccessivi, spinge la persona al confronto con se stessa e con gli altri.

In questo approfondimento prenderemo però in esame coloro che soffrono di bassa autostima, in quanto, come facilmente intuibile dal titolo dell’articolo, sono i più vulnerabili ai problemi d’ansia. La bassa autostima nasce generalmente da una discrepanza tra il sé ideale ed il sé percepito. Il sé ideale è rappresentato da ciò che si vorrebbe essere, dalle qualità che si desidererebbe possedere, dal carattere e dalle capacità che si vorrebbero come parte costituente della propria persona. Il sé percepito è dato invece dall’insieme delle percezioni e delle conoscenze che possediamo su noi stessi. Si tratta in sostanza di come ci vediamo, di come crediamo di essere. A chi non è mai capitato di pensare <> oppure <>? Tutto ciò e perfettamente normale, entro certi limiti. La soglia viene valicata nel momento in cui la persona si rassegna al fatto che non sarà mai come vorrebbe essere. Così facendo la sua paura si concretizza, diviene un dato di fatto.

Smettendo di lavorare e lottare per migliorarsi continuamente si finisce per peggiorare, o semplicemente per rimanere ciò che si è per tutta la vita. A questo punto dovrebbe essere già visibile il legame tra bassa autostima e disturbi d’ansia; pensiamo per esempio alle fobie: chi ne soffre non è in grado di affrontare le sue paure, le quali finiscono per limitarne la vita ed il suo normale corso. Il fobico, ma anche il depresso, non possiedono sufficiente stima e fiducia in se stessi per poter reagire ai propri problemi; si sentono vittime indifese e incapaci di reagire, come se il loro nemico fosse inattaccabile e invincibile.

La loro tendenza a svalutarsi è troppo accentuata per permettere una reazione. Tuttavia le cose non stanno realmente così, la causa risiede infatti in una percezione distorta e irrealistica di se stessi e, di conseguenza, del problema che li affligge. Anche nel disturbo di panico accade la stessa cosa, la persona prova la sensazione di essere totalmente in balia degli eventi, priva di qualsiasi tipo di controllo su di essi. Date queste premesse possiamo parlare di ansia e scarsa autostima come due aspetti dello stesso problema; così facendo, lavorando sul miglioramento della fiducia in se stessi si otterranno miglioramenti anche sull’altro versante.

Migliorare l’autostima è possibile e richiede un impegno costante nel tempo. Non è difficile, basta volerlo veramente e sforzarsi di pensare che lo si fa per se stessi e che un giorno, dopo un allenamento adeguato, non si proveranno più quelle spiacevoli sensazioni di inadeguatezza e finalmente sarà possibile prendere decisioni in modo autonomo, portarle avanti senza ripensamenti né il timore di aver commesso un tragico errore.

La prima cosa da fare per iniziare un percorso di miglioramento dell’autostima consiste nel lavorare sulle proprie percezioni; si tratta di imparare a conoscersi meglio, analizzando il proprio mondo interiore in tutta la sua complessità, focalizzando l’attenzione non solo sugli aspetti negativi, ma anche e soprattutto su quelli positivi. Nel farlo si deve essere obiettivi, e può essere utile farsi aiutare da una persona fidata, in grado quindi di vedere determinati aspetti del nostro carattere che possono sfuggirci. Per esempio si può avere la sensazione di non essere assolutamente in grado di fare una determinata cosa, ma allora perché non accantonarla momentaneamente e concentrarsi su qualcos’altro, anche piccolo, che si è capaci di fare? Tutti noi sappiamo fare qualcosa e il bello sta anche nella diversità, ossia nel fatto che non tutti sappiamo fare le stesse, c’è chi è bravo in un’attività, chi in un’altra. Ammetterlo è un inizio. Questo primo passo riguarda il sé percepito, il quale deve nel tempo divenire il più possibile realistico e obiettivo (sé reale).

Il secondo passo riguarda il sé ideale. Si tratta ora di rivedere i propri ideali, le proprie ambizioni, le proprie aspirazioni. Non è giusto nei confronti di noi stessi porci obiettivi e traguardi troppo lontani o difficili da raggiungere. Essi vanno calibrati in funzione delle proprie caratteristiche e capacità reali, evitando soprattutto di imporsi le cose, come fossero un obbligo al quale non ci si può sottrarre. Il modo migliore per ottenere questa abilità consiste nel prendere atto dei propri limiti e accantonarli momentaneamente. Al momento essi non ci servono, in quanto il nostro percorso di crescita dovrà basarsi innanzitutto sugli aspetti positivi del nostro carattere, in modo da svilupparli e concretizzarli, e in seguito anche su quelli percepiti come negativi. È inutile e dannoso volere a tutti i costi qualcosa che al momento non siamo in grado di avere. Molto meglio prendere una nostra qualità positiva, seppur piccola, e cercare di sfruttarla al massimo, pensando a tutte le cose che potremmo ottenere sviluppandola a fondo. Un’altra tendenza di chi ha bassa autostima consiste nel porsi di proposito traguardi irraggiungibili, per potersi successivamente crogiolare nella consapevolezza che non c’è nulla da fare per raggiungerli. Questo va evitato, in quanto risulta essere inutile e deleterio.

Ognuno di noi ha la capacità di raggiungere gli obiettivi che si è prefissato, a patto che siano realistici e scaturiscano dalla consapevolezza delle proprie potenzialità, non da desideri altrui o scelte ideali; inizialmente si potrà avere a che fare con obiettivi piccoli, in seguito si realizzeranno anche quelli più complessi e a prima vista difficilmente raggiungibili. L’autostima crescerà con l’aumentare degli obiettivi raggiunti e piano piano sembrerà più facile proseguire in questo percorso di costruzione di una sana autostima.

Restare immobili a pensare di non farcela non aiuta a realizzare una conoscenza di sé adeguata per la nascita di una buona autostima, così come credere che i propri obiettivi siano troppo lontani. Il cammino è lungo, ma il risultato ripagherà tutta la fatica.

Articolo del Dott. Luca Govoni e della Dott.ssa Claudia D’Andrea
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Fonte: http://www.articlemarketingitaliano.it/salute/ansia-ed-autostima-due-facce-della-stessa-medaglia.html




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2 Risposte a “Ansia ed Autostima: due facce della stessa medaglia”
  1. Francesco scrive:

    Io solo adesso capisco e sto capendo molte, moltissime cose. Ed ho anche trovato un percorso "breve" per la realizzazione dei desideri.
    Io che sull'autostima ho dovuto lavorarci tantissimo. Era tutto in rovina, poi… un bagliore-
     
    Un abbraccio a tutti

  2.  
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